“Un CAFFÈ con ADFe”

Non possiamo più aspettare…

in attesa di incontrarvi in presenza…

vorremmo fare due chiacchiere…

per affrontare tematiche fondamentali per la gestione del diabete…

in un ambiente amichevole e di condivisione…

con noi di ADFe e il dott. Marcello Monesi (Diabetologo presso “CAD” AUSL Ferrara)

Tre appuntamenti online, sabato dalle 14.30 alle 15.30… il tempo di un caffè dopo pranzo 😉

aLiMeNtaZiOnE – 15 maggio

sPoRt – 5 giugno

TeCNoloGIa – 26 maggio

Save the date!!

Tutte le info qui “UN CAFFÈ con ADFe”

Vaccino Covid-19 & Diabete/Fase 2

Proprio in questo momento è in corso la Conferenza Stato Regioni convocata oggi, 09/02/20 alle ore 15.30, in seduta straordinaria. Al punto 3 dell’ordine del giorno l’informativa sul Piano nazionale vaccini contro Sars-coV-2 – priorità per l’attuazione della fase due. (convocazione e odg qui)

Il documento a cura del Ministero della Salute, del Commissario per l’Emergenza, Aifa, Iss e Agenas, e presentato oggi, fissa l’ordine di priorità delle categorie di cittadini per la fase due. Il criterio per stabilire tale priorità è quello del maggior rischio di legalità correlato al Covid-19.

La categoria 1 comprende le persone estremamente vulnerabili: persone affette da condizioni, per danno d’organo pre-esistente o per ragione di una compromissione della risposta immunitaria a SARS-coV-2, hanno un rischio particolarmente elevato di sviluppare forme gravi o letali di Covid-19.

Tra le persone estremamente vulnerabili ci sono soggetti (over 18 anni) con diabete di tipo 1, diabete di tipo 2 che necessitano di almeno 2 farmaci ipoglicemizzanti o che hanno sviluppato una vasculopatia periferica (con indice di fontaine maggiore o uguale a 3)

Più info qui

Ora aspettiamo il decreto attuativo e poi sta alle Regioni… #staytuned

“INCEPTOR: una speranza concreta nella cura del diabete”

Da un articolo pubblicato sul sito tech.icrewplay.com. Leggi tutto l’articolo qui.

Sara Pozzati, presidente ADFe, ci spiega…

perché è interessante questa notizia?!

Un team di ricercatori dell’Università di Monaco (Germania) ha scoperto un nuovo recettore, Inceptor, inibitore dell’insulina. La ricerca, ha dimostrato che la funzione di questo recettore è quella di proteggere le cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina. Se pensiamo che il diabete di tipo 1, autoimmune, è causato dalla distruzione di questo tipo di cellule, tale scoperta potrebbe portare allo sviluppo di farmaci che permettono la rigenerazione delle cellule beta, andando a curare definitivamente questa malattia.

La ricerca è pubblicata sulla rivista scientifica Nature, qui.

(fonte: tech.icrewplay.com/inceptor-una-speranza-concreta-cura-del-diabete)

…quali possibilità apre questa scoperta?

Come spiega Lickert, autore dello studio, “l’insulina non è una cura per il diabete, ma un trattamento dei sintomi” e l’“obiettivo per la ricerca futura è fare leva sulla scoperta di inceptor e sviluppare farmaci per la rigenerazione delle cellule beta. Questo potrebbe essere utile per i pazienti con diabete di tipo 1 e 2 e alla fine portare alla remissione del diabete”.

O in altre parole, come specifica Tschöp, CEO di Helmholtz Zentrum München, “cento anni fa, la scoperta dell’insulina ha trasformato una malattia mortale in una malattia gestibile. La nostra scoperta del recettore inibitore dell’insulina ora è un altro passo importante per sbarazzarci finalmente della malattia”.

Sabato 23 Gennaio 2021 – ore 18.00

Segui l’evento sulla nostra pagina Facebook


Questa diretta di 1 ora di Fondazione Italiana Diabete è pensata per rispondere a tutti i dubbi riguardo questa tematica.
Sarà presente il Prof. Lorenzo Piemonti, che oltre ad essere un eminente ricercatore nell’ambito del diabete, ha recentemente pubblicato importanti studi sul Covid-19 e sulla risposta degli anticorpi al virus.

Simbolicamente, è stato scelto il Leonard Thompson Day: il 23 gennaio 1922, grazie ad una iniezione di insulina purificata, la prima persona malata di diabete di tipo 1 è sopravvissuta alla malattia: un ragazzo di 14 anni, Leonard Thompson, in quel 23 gennaio ricevette la seconda dose di insulina (la prima l’aveva ricevuta l’11 gennaio, ma non aveva funzionato), quella che lo svegliò dal coma, quell’insulina che tiene in vita tutti noi che abbiamo il diabete di tipo 1, da 99 anni a questa parte.

Perché la scienza, oggi come allora, è l’unica che ci salva dalle malattie.

20 gennaio 2021 webinar Diabete e vaccini

Segnaliamo questo interessante evento, organizzato da Diabete Italia onlus e motore sanità

mercoledì 20 gennaio ore 15.30-17.30

Diabete e vaccini: una necessità ancora più stringente nel periodo Covid

Iscrizione GRATUITA

qui: https://www.motoresanita.it/eventi/diabete-e-vaccini-una-necessita-ancora-piu-stringente-nel-periodo-covid-2/

⚠️⚠️⚠️ seguiremo l’evento anche sulla nostra pagina FB ⚠️⚠️⚠️

Stay tuned!

Da quel 11 gennaio…

Era l’11 gennaio 1922 quando fu trattato con insulina il primo paziente… un ragazzo 14enne di Toronto, Leonard Thompson.

Fu una svolta epocale nella storia del trattamento terapeutico della malattia!

La prima iniezione (di insulina bovina) non andò del tutto a buon fine, ma l’endocrinologo Frederick Banting non fermò i propri studi, l’estrazione venne migliorata e la seconda somministrazione ebbe esito positivo.

Banting riuscì a produrre una prima formulazione di questo ormone, ancora oggi, in molti casi, unica possibilità terapeutica. La prima casa farmaceutica coinvolta fu la Eli Lilly, con la quale Banting firmò un accordo e l’insulina fu da allora commercializzata.

Oggi circa 422 milioni di persone in tutto il mondo hanno il diabete e, ogni anno, 1,6 milioni di decessi sono direttamente attribuiti al diabete (*).

Negli ultimi decenni sono considerevolmente aumentati sia il numero di casi che la diffusione del diabete. Oggi c’è anche una migliore diversificazione (clinica e terapeutica) nelle varie forme della malattia (**). Per le persone affette da diabete, tuttavia, l’accesso a cure a prezzi accessibili, inclusa l’insulina, rimane una questione di fondamentale e vitale importanza!

Le opportunità terapeutiche e la qualità della vita per una persona con il diabete sono molto cambiate, da quel 11 gennaio 1922…

Cosa ci riserverà il futuro?

Guardare indietro ai passi fatti per contrastare il diabete e sviluppare sempre migliori soluzioni terapeutiche aiuta a rendersi conto delle opportunità che si hanno per vivere al meglio e… a non stancarsi di sperare e dare il proprio contributo perche si arrivi ad una cura definitiva!

Altre curiosità storiche: www.siditalia.it/divulgazione/storia-del-diabete

(*) dal sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità who.net. Il diabete è una malattia metabolica cronica caratterizzata da livelli elevati di glucosio nel sangue (o zucchero nel sangue), che nel tempo porta a gravi danni a cuore, vasi sanguigni, occhi, reni e nervi. La forma più comune è il diabete di tipo 2, di solito negli adulti, che si verifica quando il corpo diventa resistente all’insulina o non ne produce abbastanza. La maggior parte delle persone che ne soffre vive in paesi a basso e medio reddito, anche se negli ultimi 30 anni la diffusione del diabete di tipo 2 è aumentata notevolmente in paesi di tutti i livelli di reddito. Il diabete di tipo 1, una volta noto come diabete giovanile o diabete insulino-dipendente, è una condizione cronica in cui il pancreas produce poca o nessuna insulina.

(**) più info sul diabete qui.

I nostri auguri…

È quasi passato questo primo anno di A.D.Fe. Certamente non era così che ce lo aspettavamo… abbiamo tante idee e progetti in mente… pronti a realizzarli e a condividerli quando sarà possibile incontrarsi nuovamente di persona.

Per info e iscrizioni qui i nostri contatti.

Grazie a tutti voi

che avete sostenuto i nostri primi passi, a volte incerti a volte più sicuri, in questa avventura!

che ci sostenete e ci chiedete di esserci in modo più deciso

che contribuite alla crescita della nostra A.D.Fe, aiutandoci in tanti modi

Auguri di Buone Feste!

Il Consiglio Direttivo

Grazie a tutto il personale del C.A.D.

Visita diabetologica al C.A.D. di Ferrara… normale routine per una persona con diabete (qualunque forma essa sia!) e nonostante i protocolli anti-Covid, alcune cose si ritrovano sempre.

Un saluto al personale medico e sanitario, che va oltre la formalità e la buona educazione.

Qualche faccia un po’ spaesata che cerca di capire qualcosa in un posto in cui si trova per la prima volta ad affrontare un malattia del tutto nuova e, nella pratica della sua gestione, sconosciuta.

Qualche lamentela borbottata qua e là, perché non sempre sono rispettati gli orari degli appuntamenti “ma tutti desideriamo e pretendiamo una visita accurata e scrupolosa quando è il nostro turno” penso io. Mi chiedo che componente ci sia di reale disagio/preoccupazione, quanto di reale malfunzionamento nell’ingranaggio del servizio pubblico di assistenza alla salute, e quanta consapevolezza su cosa sia importante per la propria salute.

Qualcuno che si conosce e si saluta, chiedendosi reciprocamente come stai. Qualcuno si racconta anche senza essersi mai visto prima, perché quando ci si incontra in un corridoio di un centro sanitario specialistico va a finire che qualcosa in comune nelle proprie esperienze si trova!

Mi accorgo di essere senza credito nel telefono e senza connessione dati per poter fare la ricarica. Individuo una ragazza con lo smartphone in mano e chiedo il favore della condivisione del Wi-Fi per il tempo di una ricarica. Poi un’altra signora viene in nostro aiuto, aggiungendo “lo so perché sono abituata con mia figlia”. È allora che capisco come impiegare il tempo di attesa…

E così, a rotazione, conosco e scambio qualche battuta con una decina di (altri) pazienti. Racconto un po’ di noi, cosa è A.D.Fe, cosa è una odv (organizzazione di volontariato), dove trovarci sul web, come contattarci. E mi diverto! Mi rendo conto che esserci costituiti associazione nasce proprio dalla nostra esigenza di non sentirci soli con il diabete, di confrontarci e supportarci, incontrarci (cosa che sarà stupenda quando potremo nuovamente!).

Mentre parlo, distribuisco biglietti da visita con i nostri contatti. E sono sinceramente orgogliosa di quanto lavoro c’è dietro a questo nostro logo, al nostro esserci! C’è un po’ di curiosità, mista a diffidenza (o forse scetticismo)… non lo so. Tutti mettono subito il biglietto in tasca, ed è già un buon segnale.

La signora del Wi-Fi precisa che lei fortunatamente non ha il diabete ma la mamma per cui è qui oggi, ottantenne, guarderà volentieri il sito perché è abituata a usare il computer. È allora che capisco che c’è spazio per tante persone (diverse e forse simili oppure diverse e basta) e per tante sfide (personali che diventano comuni oppure personali che rimangono tali ma sono più leggere perché condivise).

Mentre esco penso che ci aspettano belle sfide e opportunità. Poi penso che siamo fortunati perché ci aspetta anche una bella collaborazione con il personale del C.A.D. di Ferrara.

Al via l’avventura di A.D.Fe.

Chi c’è arrivato di corsa, chi si è trovato quel sabato mattina un po’ per caso seduto in cerchio ad ascoltare e ad iniziare a guardarsi in viso, chi forse attendeva da tempo l’opportunità di “associarsi” (oggi si dice più precisamente “organizzazione di volontariato”), chi probabilmente aveva altri motivi per buttarsi in questa avventura…

Certamente, ognuno con il suo bagaglio di vita, in parte fatto di storia clinica e – in un modo o in un altro – di incontro/scontro con il diabete.

L’inizio per lo più si parte con la burocrazia, e intanto ogni volta che ci si incontra – riunioni per lo più itineranti non avendo ancora trovato una sede operativa per l’associazione – ci si confronta, ci si racconta, ci si inizia a conoscere.

Pausa caffè rigorosamente senza zucchero.

Capita anche di trovarsi per aperitivo o cena, e allora via che si contano i carboidrati, ci si confronta sulle abitudini alimentari e terapeutiche. Sempre, la gara a chi ha le glicemie migliori (pre-pasto e, soprattutto, quando si va a casa!). Forse vale per tutti, quasi mai abbiamo la sensazione di sentirci così poco “diversi” nel momento di un pasto.

Non ci si sente più così (spesso) soli. Che poi soli non lo siamo… ma non dover spiegare come ci si sente durante una ipoglicemia o quanto sia faticoso a volte rinunciare a mangiare questo o quello perché non si trova l’equilibrio delle glicemie… e ridere a battute che fanno ridere (davvero) solo chi ha il diabete… beh è un bella fortuna essersi incontrati quel sabato mattina!

E intanto abbiamo iniziato a dare forma ad A.D.Fe., un passo alla volta, alcuni affrettati, alcuni più tranquilli.

La sfida è passare dalle esperienze di tanti singoli a camminare insieme, armonizzando le differenze e valorizzando ciò che si trova in comune e si costruisce pian piano.

Nemmeno il lockdown per l’emergenza Covid-19 ci ha fermato… e ora siamo pronti per allargare lo spazio alle altre persone con diabete, e non, che condividono i principi, le finalità e gli obiettivi di A.D.Fe e che vorranno diventare nostri soci in questa avventura!

Iniziamo a presentarci “a distanza” sperando di farci sentire in ogni caso la nostra “vicinanza” e presenza… con l’augurio di incontrarci presto (quando sarà possibile) nella prima assemblea associativa!